IL PRIMO TELESCOPIO: FAI UNA SCELTA CONSAPEVOLE

FALSE ILLUSIONI DA SFATARE ED I PIU’ COMUNI ERRORI D’ACQUISTO

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Questo primo articolo vuole essere una corposa infarinatura generale su tutto quello che c’è da sapere prima di acquistare un telescopio ed affacciarsi nel fantastico mondo dell’astronomia. È un’introduzione doverosa che volevo trattare in modo più snello ma tuttavia su alcune cose non si può sorvolare se sei digiuno di questi argomenti e vuoi evitare acquisti sbagliati. Se non ti va di leggere tutto lo spiegone puoi tranquillamente scorrere fino a fine pagina e consultare direttamente le conclusioni, ma io consiglio di approfondire bene almeno questi primi argomenti.

OSSERVAZIONE VISUALE ATTRAVERSO UN TELESCOPIO

Iniziamo col dire che quando ci si approccia alla scelta del primo telescopio astronomico lo si fa spesso stregati dalle fantastiche immagini a colori di nebulose e galassie viste in TV, oppure ammaliati dalle foto ricche di dettagli di Giove o di Nettuno con i suoi anelli. Almeno per me è stato così. Dispiace tanto dirvi che il 99% di queste immagini ha subito sofisticati processi digitali per migliorarne dettagli e colori e che col nostro occhio non potremmo mai vederli in questo modo. Non tanto per i limiti fisici dei telescopi amatoriali ma più che altro per i limiti fisici del nostro occhio! Proprio così: il nostro occhio è stato progettato per la visione diurna, ma al telescopio non è in grado di scorgere i colori, infatti gli oggetti del cielo profondo sono talmente deboli che li vedremo in bianco e nero. Una bella delusione vero? Ricordo ancora quando puntai la nube di Orione per la prima volta e vidi solo uno schizzo bianco nel cielo! CHE DELUSIONE! Anche le Galassie emettono una luce così flebile che quasi sempre saranno viste come piccoli batuffoli bianchi nel cielo buio: di fatto questo piccolo bagliore sarà il loro nucleo, molto luminoso rispetto ai bracci a spirale, che saranno completamente invisibili, a meno che non li osserviamo da un cielo estremamente buio, come ad esempio quello di un deserto lontano dalle città e quindi privo di inquinamento luminoso. Nella foto sottostante Roberto Ciri ha saputo impostare magistralmente i dati di scatto per simulare quello che riusciremo a vedere ad occhio nudo con un telescopio da ben 200mm di diametro. Se volete vedere altri suoi lavori vi consiglio di visitare la sua pagina o il suo sito cliccando qui.

Nota dell’autore.

Queste foto servono solo a rendere l’idea e sono solo una simulazione spannometrica: sono fatte come scatti singoli con un Newton 200/1000 al fuoco diretto con tempi di 15-30 secondi da un cielo di cittadina alquanto luminoso (Bortle7-8) tranne NGC891, M20, M27, NGC869-884 e M81-82 che sono fatte da cieli di montagna.

Guardando i pianeti invece, essendo oggetti del sistema solare, e quindi implicitamente più vicini alla nostra stella, riusciremo a scorgere qualche colore in più rispetto a nebulose e galassie perchè riescono a brillare di una forte luce riflessa. Peccato però che sono talmente piccoli rispetto a nebulose e galassie che riusciremo a vederli solo come dei puntini, mentre Saturno, grazie ai suoi anelli, lo vedremo come un piccolissimo ovale luminoso. Voi direte: allora che ci vuole.. basta aumentare gli ingrandimenti! Tutto vero se non fosse che ci dovremmo scontrare a questo punto con il limite fisico del nostro strumento e con la turbolenza atmosferica che distorce le immagini (perché bisogna fare i conti anche con lei). Avete presente quando d’estate vedete bollire in lontananza l’aria sopra l’asfalto rovente? Ecco questo è l’effetto di una forte turbolenza atmosferica che nell’osservazione ad alti ingrandimenti è ancora più visibile e ci fa apparire i pianeti più o meno come sfere immerse in una bagnerola d’acqua, e più l’acqua sarà mossa più li vedremo distorti. E’ vero che l’acqua è un fluido molto più denso della nostra atmosfera ma l’atmosfera è anche spessa 10.000 km, quindi il paragone tra atmosfera ed acqua direi che calza a pennello!!! Nel linguaggio astronomico la qualità osservativa garantita dal nostro cielo si chiama SEEING (dall’inglese TO SEE = VEDERE) ed è influenzato anche dalla quantità di umidità presente nell’aria oltre che dalla turbolenza atmosferica. Nelle giornate col seeing migliore forse riusciremo a scorgere la macchia di Giove o la divisione Cassini negli anelli di Saturno (la striscia divisoria scura tra le due bande principali), sempre che il nostro telescopio sia abbastanza “potente” e la montatura non sia troppo ballerina. Ecco un esempio di come potremmo vedere Saturno ed i suoi anelli nelle giornate migliori:

Questa è una foto concessa in uso dall’amico Sasà Bove. E’ stata realizzata con un rifrattore da 70mm (quindi un telescopio a lenti, non a specchi), semplicemente montando un supporto per cellulari e poggiando la lente della fotocamera sull’oculare. Questa tecnica molto semplice chiamata proiezione oculare riesce a simulare bene quel che potremmo vedere ad occhio nudo.

IMAGING DIGITALE: la tecnologia ci viene incontro!!!

Chi credeva di vedere ben altro da un telescopio spero non rimanga deluso; se non altro adesso ha dei termini di paragone per fare una scelta consapevole e decidere se comprarlo o meno. Invece per chi non si accontenta dell’osservazione visuale e comunque non vuole rinunciare alle bellezze del cielo ci sono delle buone notizie! Fortunatamente esistono delle tecniche per aumentare la qualità di ciò che vediamo, spesso anche molto economiche. Queste tecniche sfruttano l’utilizzo di un occhio molto più sensibile del nostro: il sensore digitale di una fotocamera! Però il passaggio dall’osservazione visuale al digitale è una linea sottilissima oltre la quale esiste un mondo molto tecnico e complesso capace di entusiasmarti e rapirti se approcciato nel modo giusto, o di distruggerti e rispuntati fuori, se approcciato nel modo sbagliato. Il modo giusto di affrontare un percorso sereno verso il digitale è, a mio avviso, quello di avere ben chiaro fin da subito che non è una disciplina da “click e via”. Serve studio e tempo: non è possibile infatti comprare un telescopio da 300 euro, piazzarci sopra una reflex ed ottenere uno scatto fantastico premendo solo un bottone; o meglio, c’è chi lo fa, ma col risultato di ottenere la stessa immagine che vedrebbe ad occhio nudo attraverso un oculare, ma noi abbiamo detto che non vogliamo questo, giusto? Dobbiamo considerare che quando scattiamo al buio stiamo fotografando in condizioni estreme, in assoluta povertà di informazioni di luce ed ogni singolo fotone che arriva alla nostra fotocamera è oro. Serve, quindi, qualche conoscenza tecnica in più di post produzione per lavorare le immagini ed avere risultati decenti dalle nostre foto. Il minimo da sapere è che le tecniche di base prevedono la fusione di molti scatti dello stesso soggetto, e che per ogni tipologia di soggetto bisogna conoscere specifici programmi che usano altrettanto specifici algoritmi di calcolo per l’elaborazione delle immagini. Insomma, non proprio una disciplina “plug and play” , a differenza di quanto molti possono pensare. Inoltre serve qualche conoscenza in più anche sulle strumentazioni per evitare problemi di incompatibilità tra di esse. Se si viene presi per mano e traghettati con ordine verso le informazioni giuste questo può essere un arricchimento piacevole, ma se si devono reperire informazioni frammentarie un po qua ed un po la come ho fatto io, che non ho avuto nessuno che mi guidasse, beh… può diventare un vero incubo. Devi sapere che le principali tecniche usate nella fotografia astronomica digitale sono 2: il “LUCKY IMAGING” per i pianeti (detta anche fotografia ad alta risoluzione ndr) che consiste nell’acquisizione di migliaia di scatti brevissimi per poi essere combinati tra loro e la “FOTOGRAFIA A LUNGA ESPOSIZIONE” per i soggetti molto deboli che stanno fuori dal sistema solare, in cui si fanno tante pose di lunga durata anch’esse poi combinate tra loro. Successivamente le analizzeremo nel dettaglio in un articolo dedicato assieme al concetto di lunga posa.

TIRANDO LE SOMME per ora mi sento solo di dati qualche anticipazione per evitare di sbagliare con i primi acquisti:

  1. devi sapere che le reflex non vanno bene per il Lucky imaging a meno che non supportino i video in modalità ROI. Se sei già possessore di reflex informati se la tua macchina possiede questa funzionalità, altrimenti dovrai comprare una camera astronomica dedicata. Va meglio per le foto deep sky a lunga esposizione, per le quali è meglio impostare i tempi di scatto con un’intervallometro acquistabile online a 20 euro, ma in questo caso devi avere una montatura motorizzata per inseguire il moto apparente del cielo (più avanti vedremo anche questo).
  2. Cosa importantissima da tenere presente è che molte reflex non vanno a fuoco con i telescopi più economici fatti solo per l’osservazione visuale: informati sul back focus del telescopio che acquisterai. Il back focus è la distanza tra la boccola del focheggitore (dove piazzerai la fotocamera) ed il punto in cui viene proiettata l’immagine messa a fuoco. Se non è abbastanza ampio il telescopio non arriverà a proiettare sul sensore della tua fotocamera l’immagine di ciò che stai inquadrando ed in questo caso dovrai cambiare o il telescopio o la fotocamera (soluzione non proprio allegra). C’è chi ti dirà che con una lente di Barlow si può risolvere il problema perchè essa aumenta il back focus, tuttavia sconsiglio questa soluzione perché una lente di questo genere aumenta anche gli ingrandimenti impedendoti di visualizzare a schermo intero gran parte degli oggetti deep sky. Andrebbe benissimo usarla per riprendere i pianeti, che sono molto piccoli, ma non con reflex, perchè al punto 1abbiamo detto che le reflex non vanno bene per il Lucky imaging. Per essere sicuro che il tuo telescopio sia compatibile con la tua fotocamera devi conoscerne il tiraggio. Il tiraggio è la distanza tra il piano del sensore digitale ed il piano del bocchettone d’innesto per gli obiettivi. Questa misura deve essere SEMPRE più corta del back focus. Le reflex hanno dei tiraggi molto grossi quindi chiedi sempre al rivenditore se il telescopio che intendi comprare è compatibile. Per aiutarti a capire fai riferimento agli schemi che ho inserito a fine pagina, dove puoi vedere pure lo strumento che dovrai usare per collegare telescopio e reflex, chiamato naso T2.
  3. Altra cosa fondamentale se vuoi fare fotografia è chiedere al rivenditore che tipo di focheggiatore possiede il telescopio. Il focheggiatore sta nella parte terminale del treno ottico e serve per inserire oculari o fotocamere ed è dotato di manopola di messa a fuoco. Informati sulle sue capacità di carico perchè alcuni sono progettati per supportare solo gli oculari e sotto il peso di una fotocamera potrebbero subire flessioni che non gioverebbero alla qualità della foto.
  4. Verifica che la manopola di messa a fuoco abbia una demoltiplica per la messa a fuoco di fino. Essa consiste in un’ulteriore manopola micrometrica di messa a fuoco con rapporto solitamente di 1:10.

Credo che tu ora abbia tutte le informazioni di base per approcciarti bene ai primi acquisti, ma ricorda, la cosa davvero essenziale è scegliere attentamente lo shop di fiducia e farsi raccomandare dagli esperti del settore scegliendo il consulente che ti garantisce la maggiore disponibilità possibile. Per il resto quel che serve è studio, studio, studio. Davvero tanto studio!

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