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E’ di oggi, 07 Maggio 2022, la notizia della scoperta di altre due statue monumentali che si aggiungono all’esercito di guerrieri rinvenuti nella necropoli di Mont’e Prama, in Sardegna. Lo stesso ministro della cultura Franceschini definisce questa scoperta “eccezionale”…. seppur sia solo una piccola parte rispetto ai ritrovamenti inseriti nel contesto di un progetto molto più ampio e che vede finanziamenti per oltre 3 milioni di euro volti a far luce su quello che sembra uno dei più grandi misteri irrisolti della storia del mediterraneo occidentale.


Per chi non fosse a conoscenza del background archeologico del sito stiamo parlando di un’area dove si sono ritrovate circa 20 statue monumentali alte 2 metri e mezzo, per questo chiamate giganti, che rappresentano vari tipi di guerrieri. La collocazione storica ha di fatto reso questi manufatti le sculture antropomorfe giganti più antiche di tutto il mediterraneo occidentale, riaprendo il dibattito sul grado culturale, artistico e sociale raggiunto dalla civiltà che le ha prodotte, stessa civiltà in grado di costruire veri e propri castelli con massi megalitici ben 3000 anni prima del medioevo europeo; una civiltà evoluta, in grado di navigare, costruire armi di bronzo e produrre arte molto raffinata che poi è stata cancellata dalla storia in un battito di ciglia. Basti pensare che attualmente in Sardegna si contano i resti di oltre 8.000 torri ma si stima che anticamente ce ne fossero molte di più.


I quesiti irrisolti erano tanti e tali da accendere un avvincente dibattito sulle similitudini tra la Sardegna e la leggendaria isola di Atlantide. Tutto questo fermento, qualche tempo fa, attirò addirittura l’attenzione di James Cameron e National Geographic, soprattutto dopo le tesi di Sergio Frau le quali ricollocavano le Colonne d’Ercole nello stretto di Sicilia. Per farla breve Frau sosteneva che ai tempi della civiltà ellenica la zona di mediterraneo navigata, e quindi conosciuta, il “tutto” del mondo greco, era la parte orientale del Mediterraneo (a destra della Sicilia). A sinistra della Sicilia era il nulla, a cui si arrivava appunto passando tra le Colonne d’Ercole, zona che ,soprattutto a quei tempi, era molto pericolosa per la navigazione a causa delle secche improvvise. Le nuove teorie rendevano implicitamente quel tratto di mare occidentale, sconosciuto e misterioso, la nuova collocazione naturale del regno di Atlantide, almeno per quanto scritto e raccontato nella letteratura classica. Per chi volesse consiglio vivamente di approfondire leggendo il suo libro: “Le Colonne d’Ercole. Un’inchiesta. La prima geografia. Tutt’altra storia” in cui si troveranno i giusti riferimenti storici geografici e geologici.

Lo stesso Platone, per chiarire, descrive il Regno di Atlantide come una grande isola, potente, civile e sacra a Poseidone (dio del Mare), i cui abitanti erano costruttori di torri (si stima che anticamente in Sardegna fossero presenti circa 20.000 torri megalitiche). Aveva un clima mite che permetteva raccolti tutto l’anno e veniva chiamata l’isola dalle vene d’argento ricchissima di minerali (sono note le risorse minerarie sarde, soprattutto quelle di argento, ampiamente sfruttate in epoca della Roma Repubblicana per la produzione monetaria, e quelle di zinco e piombo sfruttate fino ai tempi moderni).

Platone continuava poi dicendo:
“Atlantide si trovava oltre le colonne d’ercole, circondata dal mare ed oltre al mare c’era altra terra intorno, e l’isola era già antica per gli antichi”
Ricordiamo che Platone scriveva nel 400 a.C. mentre le prime torri protonuragiche erano già in piedi 1500 anni prima di lui. Ora…. con questo non voglio dire con certezza che gli antichi abitanti della mia regione, la Sardegna, fossero i mitici Atlantidei, ma sicuramente chi ha prodotto quelle sculture, chi ha eretto quelle torri, faceva parte di una civiltà avanzata che conosceva molto bene anche il commercio marittimo e che per navigare era costretta ad avere punti fissi di riferimento, anche di notte, ma poi scomparve nel nulla, lasciando un vuoto, sia storico che archeologico. Ossidiane sarde sono state rinvenute in tutto il bacino mediterraneo e lungo le coste più prossime dell’atlantico.



Ogni volta che le storie e le credenze sul popolo shardana, le cosiddette civiltà del mare, si rafforzano, quando vengono effettuati nuovi scavi e rinvenimenti, nella mia mente riaffiorano le immagini di un’epoca fatta di antichi guerrieri navigatori che conoscevano le stelle e le usavano per arrivare dove altri non potevano; guerrieri devoti a divinità che sedevano sugli scranni della volta celeste e vegliavano su navicelle fantastiche in grado di arrivare ovunque volessero. Eroi demoniaci con 4 occhi e 4 braccia.

Sacerdoti posti in cima a torri megalitiche disposte secondo le antiche costellazioni che invocano buoni raccolti e prosperità per un popolo laborioso ma che doveva ingraziarsi gli elementi naturali e divini. Guerrieri di questo popolo che prima erano nemici dei faraoni e poi assoldati come loro guardia personale ; un’iscrizione di Ramses II rinvenuta su una stele a Tanis recitava…:
“I ribelli Shardana, che nessuno ha mai saputo combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra e nessuno è mai riuscito a resistergli”


Testimonianza concreta di questa società si trova nei manufatti più piccoli, i bronzetti, statuette ex voto che rappresentano in modo accurato le vesti e le sembianze di arcieri, pugilatori, divinità e sacerdoti. Le stesse navicelle descrivono in modo molto minuzioso le imbarcazioni dell’epoca.
Quando osservo il cielo, la notte, mi emoziono a sapere che guardo le stesse identiche cose che guardavano i miei avi 3000 anni fa… e che lassù è rimasto tutto immutato da allora; sapere che essi erano costretti a conoscere il cielo per garantirsi la sopravvivenza crea in me una sorta di sensazione di rispetto ed ammirazione: determinate colture infatti si piantavano solo quando certe costellazioni erano in una precisa posizione perché significava che era in arrivo la stagione adatta; i viaggi invece si programmavano quando altre stelle avevano un’altra configurazione, perché in quella stagione il mare permetteva una navigazione meno rischiosa…
Tutti i cicli naturali si prevedevano in base alla posizione delle stelle e questo è possibile anche oggi, se si vuole e si trova il tempo per capirlo.
ECCO AD ESEMPIO COME APPARE IL CIELO GUARDANDO AD EST IN PRIMAVERA ED AUTUNNO, VERSO LE 11 DI SERA:


Oggi siamo sempre sotto lo stesso cielo ma non abbiamo più il tempo di guardarlo: prima, per vivere, si guardava in alto. Oggi, per vivere, si guarda in basso.
Tutta questa esperienza umana, queste arti, questa scienza, il passato ed il presente ci dicono che dobbiamo correre per produrre ma ci stiamo dimenticando che ogni tanto dobbiamo guardare in alto e sognare…. allora, se ci fermiamo solo un attimo a pensare, possiamo capire cosa rappresenti un semplice pezzo di pietra sottratto alla terra, quanto loro come noi siamo parte di un disegno cosmico più ampio con cui, per forza, prima o poi, dobbiamo scontrarci di nuovo, sia che lo facciamo con gli occhi dei nostri avi navigatori, sia che lo facciamo con gli occhi tecnologici, i telescopi, che siamo in grado di costruire oggi.
Il ritrovamento di oggi ha riacceso una suggestione del passato….. ed una suggestione del passato ci ha catapultati di nuovo in ciò che ancora dovremo spiegare domani……
